Il 66% degli italiani preferisce far da sé i lavori di bricolage. Il 58% è restio a far entrare in casa un artigiano che li realizzi per lui.

Il cliente, in Italia come in Europa, oggi si dimostra più interessato al ‘do it yourself’, ovvero al far da sé i propri lavori di bricolage, anziché delegarli ad un artigiano. In altre parole, si rileva un netto incremento del diy (il ‘do it yourself’ appunto), e una contestuale decrescita del difm (il ‘do it for me’, ‘fai per me’, cioè l’ingaggiare dei professionisti perché eseguano i nostri lavori di bricolage più complessi). Lo segnala lo studio sull’impatto del Covid sul mercato europeo dell’home improvement, realizzato in febbraio dalla società di ricerca USP Marketing Consultancy. Il sorpasso del diy sul difm delinea un trend nuovo: negli ultimi anni si era infatti assistito alla costante crescita del difm, a fronte di un progressivo calo del diy.

L’arresto del difm è diretta conseguenza della pandemia:

la maggior parte della popolazione preferisce occuparsi in prima persona della cura e manutenzione della casa, realizzando piccoli e semplici lavori di fai da te. È così per il 70% dei cittadini europei, e per il 66% di quelli italiani.

Per via della tendenza alla minor socialità imposta dal virus, la metà degli europei si sente invece meno a suo agio nel far entrare in casa un artigiano che realizzi al suo posto progetti brico più lunghi e impegnativi. Cresce dunque il numero di persone che decide di posticipare l’ingaggio di un professionista al post pandemia: in Italia, è così per il 58% del totale.

Guardando al dato europeo, il ‘do it yourself’ passa dal 64,7% del 2019 al 66,3% del 2020, ed il trend è in crescita. Il ‘do it for me’ scende dal 35,3% del 2019 al 33,7% del 2020. Secondo gli esperti di USP, si tratta però di un’inversione di tendenza momentanea, ovvero strettamente legata alla fase pandemica che stiamo attraversando. Si prevede quindi, in un arco di tempo non troppo lungo, una ripresa del lavoro di rinnovo casa curato da operatori specializzati.